INTERVISTE Silvia Capurro

19 Luglio 2010




Silvia Capurro è una giovane graphic designer genovese che ha studiato a Londra e ora lavora a Milano.
Abbiamo parlato con lei della sua visione del design.

Alla luce della produzione attuale e storica del settore del design in che modo, nel tuo iter progettuale, hai fatto tesoro degli insegnamenti dettati dalla tradizione dei grandi maestri?
Mi ha sempre ispirato la ‘semplice’ e geniale curiosità senza tempo di Bruno Munari, l’impegno di Jan van Toorn e la forza comunicativa di alcuni studi di design berlinesi come Anshlaege e Cyan. Nel mio percorso tra Finlandia, Regno Unito e Italia ho potuto svilluppare sia progetti personali sia progetti accademici come “Wasteland†che si propone di essere una piattaforma di informazione e comunicazione sul problema dei rifiuti nella provincia di Napoli,o come il progetto editoriale “Best Before 03_04_08†che attraverso un’analisi sui telegiornali Italiani prima delle elezioni indaga sull’importanza del design come media che influenza e costruisce la nostra conoscienza e quindi coscienza.
Da Munari spero di aver conservato la fresca curiostità della ricerca. Da van Toorn ho imparato che I fruitori di ogni progetto non vanno mai sottovalutati e che ogni designer è chiamato ad essere anche sensibile critico e mediatore di valori etici. Dai collettivi tedeschi e svizzeri sono stata implicitamente invitata a una radicalità professionale. Dal lavoro svolto a Londra ho imparato come i migliori risultati vengano sempre in seguito a dosi massicce di ricerca coniugando estica con funzionalità.

Rispetto alla filosofia progettuale che hai sviluppato nel tuo percorso formativo qual è il designer affermato che più ti ha “ispirato†con il suo insegnamento e per quale motivo?
Per il suo approccio razionale e appassionato Russell Bestley, tra i vari insegnanti del MA, mi ha influenzato molto. Tuttavia non sono solo i grandi maestri del design a fornirmi ispirazione. Molte persone quotidianamente, mi ispirano semplicemente convivendo il loro sile divita.
Ho avuto la fortuna di visitare e di vivere in diversi paesi e ho quindi potuto accumulare una quantità e varietà d’ ispirazione rispettabile.
E’ attraverso I singoli individui, i luoghi in cui hanno vissuto, e gli oggetti che ogni giorno accompagnano i loro gesti che posso spingermi a investigare aspetti della vita inconsueti e scoprire nuovi ambiti progettuali finora inesplorati lasciando influnzare il mio lavoro da altre discipline (dalla cosmologia alla politica, dalla fotografia alla letteratura).
Grafica è interdisciplinarietà e sta a noi porgere l’orecchio a tutte quelle voci trasversali che vanno a colmare e completare questa infinita lingua statica del comunicare di cui siamo tutti fruitori ma che, apparentemente, solo alcuni di noi sono in grado di codificare e diffondere.

Quali sono, secondo te le tre parole chiave che identificano un buon prodotto di design nella panoramica attuale?
COMUNICABILITA’/ACCESSIBILITA’: Credo che se nella progettazione del prodotto si può essere spinti per lo più da un desiderio progettuale personale, la grafica invece debba fornire una risposta a un’esigenza di comunicazione. Per questo l’accessibilità è un ‘must’, perchè prima di ricercare un risultato visuale accattivante il progetto deve raggiungere un target alla luce di una focalizzazione accurata.
RICERCA: Ricercare è senz’altro il modo più logico e fruttuoso per rendere un progetto chiaro prima nella nostra mente e per poi permettere a una buona idea di potersi sviluppare. Il migliore fertilizzante poi è dato dalla condivisione poiché, anche con una grande stima di noi stessi, non possiamo pensare di raggiungere soli quello che possiamo ottenere con altri che con noi condividono un processo e un obiettivo.
RADICAL: Credo che essere radicali dovrebbe essere una filosofia professionale per chiunque. Essere radicali significa chiedere a noi stessi di spingerci oltre. Essere radicali significa perseguire i nostri obiettivi. Radicali implica aspirare a migliorare, offrire valore ai progetti su cui lavoriamo facendo la differenza nel piccolo. Un risultato radicale non è timido, è rumoroso, è sicuro di sé ed elegante al contempo.








Altre informazioni:

www.silviacapurro.com





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Silvia Capurro





Best Before 03_04_08












Silvia Capurro






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Wasteland