Largo ai giovani! Giovedì 1 febbraio alla Design Library

5 Febbraio 2007




di Sabrina Sciama

Giovedì impegnativo alla Design Library. Con il titolo Largo ai giovani!, il dibattito ha toccato molti punti: dal ricambio generazionale alla comunicazione e i media, dalle nuove piccole aziende al nuovo associazionismo, dai rapporti fra imprenditore e progettista alla formazione dei designer, alla cultura d’impresa.
A parlarne: Beppe Finessi, Carlo Forcolini, Alessandro Sarfatti, Marco Acerbis, moderati e incalzati da Giorgio Tartaro.
Presenti in sala molti di quelli che ancora oggi vengono classificati come “giovani designer” e che al loro attivo hanno già diverse esperienze produttive: Miriam Mirri (le hanno chiesto di dare consigli a chi oggi affronta la professione: ha parlato di passione e pazienza, “di restare sulla strada sulla quale ti senti di proseguire. Inseguendo le proprie idee”), Lorenzo Damiani, Diego Grandi, Lorenzo Gecchelin (di lui si può dire abbia portato e porti il peso di un passaggio generazionale; ha parlato di responsabilità e umiltà), Odoardo Fioravanti, Matteo Ragni, Giulio Iacchetti (ha risposto sullo stato dell’arte del progetto Coop, giunto alla fase finale della messa in produzione: “quando proposi loro il progetto mi risposero che non erano interessati a produrre comodini…”).

“Io mi occupo di cose che mi accendono gli occhi” ha esordito Beppe Finessi affrontando il tema del ruolo della stampa nella scoperta di giovani progettisti. “Ci sono persone più metodiche di me. Poi ci sono quelle che mi cercano e insistono. Come Iacchetti. Con cui poi si instaura un rapporto personale… Il vero problema è la comunicazione, esserci nelle cose, essere informati. Noi abbiamo il dovere di registrare le cose che ci emozionano. Non siamo cronisti obbligati a registrare tutto… E’ un sistema di sintonia: devi saper mirare e stabilire dove vuoi andare per sapere riconoscere con chi vuoi entrare in contatto”.

Certo è che la classificazione della categoria dei giovani è una pura invenzione del marketing nata in una società in cui la maggioranza della popolazione è ormai sopra i 65 anni ma, puntualizza Forcolini - la cui generazione esordì sulla scia dei Maestri - “non si può su base generazionale costruire le classificazioni della storia”. E riferendosi al modo attuale ironizza “non esistono foto di gruppo di noi!”.
Confrontando l’attuale situazione con episodi storici, Finessi parla di occasioni ma anche di “provare a cresce insieme” (imprenditore e designer ndr): “Danese tenne a lungo in catalogo il posacenere di Mari, pur vendendone 10 pezzi all’anno. Perché credeva nel prodotto. Poi arrivò Olivetti e ne ordinò per tutti di suoi uffici…”
Il fatto è che oggi le occasioni sono molto poche e bisogna sapere “razionalizzare la comunicazione” perché, come puntualizza Valerio Castelli oggi è tutto molto più difficile, i designer vengono respinti dalle aziende se non scelti e chiamati. Le aziende compiono il percorso opposto elaborando strategie con i designer che scelgono. Si tratta quindi di un problema di accesso. Ciò che manca è in sostanza la cultura d’impresa.
“Il designer – dice Forcolini – è un prestatore d’opera: ti chiedono il progetto e forse, se va bene, ne farai un altro”.

Il tema del passaggio generazionale viene affidato alle esperienze di due figli d’arte: Alessandro Sarfatti che da oltre un decennio lavora nell’azienda di famiglia e ne ha recentemente assunte le redini al posto del padre, e Marco Acerbis che porta il nome dell’azienda di famiglia ma ha ormai un suo studio di progettazione.
Il punto di vista di Alessandro Sarfatti, terza generazione impegnata nel settore dell’illuminazione (il nonno fondò Arteluce, il padre Luceplan) si basa su due concetti fondamentali: relazione e umiltà. “Ho portato in azienda un modo di direzione diverso che contempla più apertura all’ascolto a tutti i livelli del mercato”.
Marco Acerbis cerca di discostarsi dalle definizioni che di “giovane” si cerca di dare facendone semplicemente una questione di spirito, sensibilità e sesto senso “che ti permette di cogliere la lungimiranza di ciò che stai progettando”. La sua settennale esperienza presso lo studio Foster di Londra gli consente di fare confronti e soprattutto di constatare quanto nei paesi anglosassoni l’atteggiamento verso i giovani (ma quelli di 23-25 anni!) sia disponibile all’accoglienza e all’insegnamento. In Italia l’essere giovane non è un vantaggio.

E -chiede Giorgio Tartaro - a proposito dei recenti esempi di “consorzio” fra giovani designer (come nel caso del positivo esempio della Coop)?
“Se c’è questa stagione di attenzione nei confronti dei giovani lo si deve al fatto che si sono messi insieme per darsi una mano, senza sgambetti - risponde Beppe Finessi – e credo che molti dei loro progetti ci sia la poesia dei Maestri”.

A Odoardo Fioravanti, incalzato dal moderatore, l’onere di concludere il dibattito, con un tocco di doverosa e tagliente ironia: “è un po’ da anonima designer… ne esco quando voglio”.

Prossimo appuntamento alla Design Library, giovedì 8 febbraio: “Alla Castiglioni” con Aldo Cibic.


Link correlati: I giovedì del design in Design Library
- Diritto d'idea - tutela della proprietĂ  intellettuale
- Alla Castiglioni, Ico Migliore e Mara Servetto
- Pagine di Design: Vanni Pasca su "Gardella e il design"
- Quale museo per il design
- Alla Castiglioni, Michele De Lucchi
- Alla Castiglioni, Piero Lissoni
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- Alla Castiglioni, Alberto Meda
- Pagine di design: Virginio Briatore
- Giovedì ADI: Largo ai giovani!







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Beppe Finessi, Carlo Forcolini, Giorgio Tartaro





Giorgio Tartaro, Alessandro Sarfatti, Marco Acerbis









Beppe Finessi, Carlo Forcolini, Giorgio Tartaro






Giorgio Tartaro, Alessandro Sarfatti, Marco Acerbis






Finessi, Forcolini, Tartaro, Sarfatti