Alberto Meda

20 Gennaio 2007




di Ali Filippini

Si può raccontare la tecnologia e il processo che porta alla creazione di oggetti che attraversano fasi di ingegnerizzazione complesse, usando parole appropriate, e senza banalizzare il contenuto rendere edotto un pubblico sulle questioni più tecniche del progetto di design? A questo quesito sembra aver risposto Alberto Meda con la sua presenza al ciclo di incontri “alla Castiglioni” con il quale si è ripresa la programmazione dei Giovedì del design della Design Library. Il nostro è presentato anzitutto con il suo titolo, autentico, d’ingegnere: da sempre con ironia attribuitogli per via di quel suo approccio al progetto un po’ da inventore-ingegnerizzatore, poco avvezzo al “disegno”- lo dichiarerà anche nel corso della serata - e molto alla costruzione dell’oggetto, ad “un’idea costruttiva che appoggia su una tecnica”, seguendo un approccio “non linguistico, dove la forma alla fine nasce quasi da sola”.
Escono gli oggetti “dalle valigie” di Alberto Meda e sono un campionario di semilavorati industriali e parti di meccanismi, già belli in sè. “Non sono portato a mettere insieme delle collezioni di oggetti finiti (al contrario di quanto faceva Achille Castiglioni n.d.r.) ma dei componenti che a me evocano dei pensieri” dice Meda; nel senso che dall’osservazione degli stessi e persino delle loro possibilità combinatorie possono nascere degli spunti progettuali, perché – continua – “l’attività del progettista è anche quella del bricoleur”, che mette insieme parti diverse per ottenere un nuovo oggetto. Così catturando l’attenzione ora su componenti meccaniche (una girante d’acciaio di una pompa alimentare; la pala di una turbina a gas, delle quali sottolinea come siano “la messa in forma di un’idea”), ora su oggetti riconosciuti ma senza una firma - come il leggio pieghevole da tavolo o lo scheletro metallico dell’ombrello - scelti perché “essenziali, asciutti, sintetici, leggeri”, ora su parti di pezzi d’auto, ci insegna a leggere l’intelligenza delle forme che devono assolvere a delle funzioni specifiche e l’accoppiamento dei materiali che lavorano per lo stesso fine.
Prosegue la serata con una rilettura, approfondita e mai noiosa - perché suffragata da aneddoti di “costruzione dell’opera”, esempi, piccole dimostrazioni – di come da consulente per le aziende soprattutto nel campo dei materiali ( Kartell, per esempio, dove Meda passa una lungo periodo) approdò al progetto. Così scopriamo che la ricerca sulla sedia in pressofusione per Alias (Frame) è una sorta di omaggio a Charles Eames (“anche lui aveva un approccio costruttivo e non di segno al progetto”), che ebbe l’idea di mettere in tensione un tessuto attraverso il telaio stesso; dove Meda illustra la sua ossessione per quella che definisce come “l’integrazione delle funzioni attraverso la tecnologia”, rappresentato in questo specifico caso dal disegno del coestruso che ingloba la rete della seduta, oltre che “funzionare” da componente costruttivo.
Ed emerge nel discorso quell’attenzione verso la materia che sta alla base di molti progetti: tanto che mostrando ancora la sezione di una pala di elicottero Meda fa notare con questo “come si dispone la materia al meglio”, garanzia quasi da sola di una forma perfetta (Alberto Bassi: “Sei un minimalista e non sapevi di esserlo..”; Meda: “non è minimalismo, se c’è un ismo io non ci sto!”). La materia, aggiunge il designer, fa in modo che ci sia evoluzione nel modo di affrontare il progetto. “La materia ha una sua faccia, non è una cosa che arriva in seguito; per questo tu devi fare una scelta all’inizio e dopodichè quella fisicità ti condizionerà anche molto”.
Per esempio il lungo processo di ideazione della seduta Light light in fibra di carbonio (“ricerca sull’uso dei materiali compositi che ha dato come esito che non si possono usare perché costano troppo” dice ironicamente) lo porta ad accorgersi della relazione tra leggerezza fisica e visiva: “togliere ingombro alle cose per restituire una immagine che sia lieve”.
E dalla materialità si passa sul finale alla smaterializzazione data dal tema della luce, che lo ha portato recentemente allo studio di una lampada, con il sodale Paolo Rizzato, composta da soli led (Mix); qui dice il designer il tema della rarefazione della materia nel flusso luminoso è trasportato come paradigma direttamente nel progetto.
Un nuovo, vincente, esempio di quel dialogo serrato con la tecnologia e gli oggetti produttivi che in Meda riesce “magicamente” ad acquisire, alla fine, anche un inatteso, e per questo sorprendente, valore poetico nell’oggetto compiuto.

Prossimo appuntamento alla Design Library, Giovedì 25 gennaio ore 21.00 con Enrico Morteo.
I giovedì della Library si svolgono con il contributo di Olivetti e con il patrocinio di ADI.


Link correlati: I giovedì del design in Design Library
- Diritto d'idea - tutela della proprietĂ  intellettuale
- Alla Castiglioni, Ico Migliore e Mara Servetto
- Pagine di Design: Vanni Pasca su "Gardella e il design"
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- Alla Castiglioni, Michele De Lucchi
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- Pagine di design: Philippe Daverio







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Alberto Meda in DesignLibrary





spiegazione di un componente












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spiegazione di un componente






gli oggetti della lezione






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