Alla Castiglioni: Michele De Lucchi
Di volta in volta più oliato e ormai pienamente collaudato il meccanismo degli incontri del giovedì sera alla Design Library. Ieri sera, il secondo appuntamento “Alla Castiglioni†con Michele De Lucchi in una veste brillante e a tratti ilare. Perché ricordare la figura del maestro non può che richiamare momenti e situazioni che portano sorrisi.
“Il Castiglioni – esordisce De Lucchi rivolgendosi a Valerio Castelli moderatore della serata – l’ho conosciuto con te nel 1978 quando abbiamo organizzato insieme una mostra sul design italiano negli anni ’50. E poi, a bruciapelo: “Conoscete l’Iliade? Ebbene: c’erano Ettore e Achille. Li ho conosciuti tutti e due ed erano molto diversi. Ettore ha sempre disegnato con la matita, teneva tante matite in mano (usa anche la sinistra!) e invece Achille non la usava mai; teneva un mozzicone di matita in tasca. Anche quando abbiamo disegnato il San Girolamo per Olivetti non disegnava. Si parlava su cosa fare o non dover fare nel suo bellissimo studio di piazza Castello. Aveva queste collezioni di oggetti che presi singolarmente apparivano insignificanti, ma tutti insieme apparivano significanti… Chiaramente mi piaceva e anche io avrei voluto fare collezioni , ma siccome non sono un bravo collezionista non tengo insieme gli oggetti. Sta mattina li ho cercati e ne ho messi insieme… e sono arrivato tardi in ufficioâ€.
A questo punto De Lucchi estrae una scatola interrogando il pubblico “Cos’è?†Una posata: “la posata più intelligente che c’è: il cucchiaio. Credo che questo approccio si avvicino molto a quello di Castiglioni…†E inizia un appassionato racconto di un episodio svoltosi per la precisione il 24 gennaio del 1997 quando fu invitato a Weil am Rhein alla Vitra per una laudatio ad Achille Castiglioni, presente fra il pubblico in prima fila.
“Erano tutti tedeschi – racconta – e io parlavo in italiano; qualcosa ho tradotto in tedesco, così forse hanno anche capito qualcosa… E Cicci (sapete che tutti lo chiamavano così, no?) era lìâ€.
Di seguito ciò che De Lucchi recitò in quell’occasione
“Caro Cicci
wir lieben dich und deine Arbeit!
Noi tutti, tu lo sai ti vogliamo un gran bene, un bene dell’anima perché sei sempre gentile e discreto, sempre presente e mai invadente, sempre felice e contento, con l’aria gioviale, con quel po’ di ironia che non irrita, quel sorriso confidente e umile, di chi sembra scusarsi per quello che fa.
Du bist immer fruhlich und zurfieden!
E io ti ammiro profondamente per quello che sei, che rappresenti nell’ambito del design e dell’architettura, per tutto quello che hai fatto e voglio cogliere questa occasione così ufficiale per ringraziarti di tutto quello che mi hai dato e la straordinaria esperienza professionale e umana di quando abbiamo lavorato insieme.
Ich Mochte dir fur all das, was du mir gegeben hast, danken!
Ho bellissimi incancellabili ricordi legati a quei giorni passati a Massa per progettare quel sistema di mobili per la Olivetti che poi abbiamo chiamato San Girolamo. Ti ricordi che lo volevamo chiamare San De Benedetto per prendere un po’ in giro il De Benedetti? E ti ricordi di quando abbiamo dovuta scappare di corsa da Massa Carrara per tornare a Milano perché mi stava nascendo un figlio? Ti ricordi i pomeriggi dal Sacchi per mettere in piedi i primi modelli? Ci avevano messo insieme perché io rappresentavo la nuova generazione e tu quella vecchia, ma presto i ruoli si sono invertiti e il vecchio ero io e il rappresentante della nuova generazione eri tu! Era successo così anche a Parigi quando ci hanno fatto allestire la mostra sul design italiano e abbiamo fatto quei cestoni giganteschi con tutte le cose dentro alla rinfusa!!! Sono tutti bei ricordi anche perché sono stati sempre dei successi, ma fare le cose con te finisce sempre così…….
Ich habe viele wunderschone Momente mit dir erlebt!
………Ma Cicci, tu ci stai r o v i n a n d o, avrai sulla coscienza una generazione e forse più di designer disperati, torturati, umiliati, vagabondi relitti naufraghi da un’azienda all’altra alla ricerca di un boccone di pane e di un attimo di pace. Tutti i tuoi progetti sono terribili mosse di judo!!!
Aber du Cicci, du bistauch u n s e r R u i n!
Ma ti rendi conto di quello che ci fai? Di quello che ci hai fatto e che continui ancora a farci? Era così facile disegnare tavolini tutti così belli storti con le gambe tutte diverse, un fulmine giallo, un fagiolo rosso, un fusillo verde e una salsiccia bluastra e tu! Tu ci fai vedere un tavolino tutto nero con le gambe r i p i e g a b i l i che si può addirittura mettere via dentro l’armadio e trasportare di camera in camera senza contusioni e abrasioni plurime? (a questo punto veniva proiettato il Trac di Bonacina, 1975)
E tutti cercavamo di fare le cose nuove e diverse e che mai erano esistite e che mai sarebbero potute esistere e tu ci vai a prendere dei tavolini della casa del nonno e li fai diventare i tavolini più belli e di successo di tutti gli anni ’80!!! (E qui proiettavo il Cumano di Zanotta, 1979)
Ma ti rendi conto?
Stavamo imparando a fare le posate intarsiate di diamanti e pietre preziose, che non costavano che qualche stipendio a pezzo e che erano nominate a Madonna e tu! Tu ci fai vedere delle posate in acciaio così giuste ed essenziali che ce le chiami
a d d i r i t t u r a “dryâ€!!! (Dry di Alessi)
Ma guardate qua! (avevo comprato apposta una giacca da pescatore - come nella pubblicità di in cui lui mostrava le posate infilate nell’interno della giacca - e l’aprivo per mostrare le posate) E ce le presenti così, sbottonandoti la giacca, s e n z a p u d o r e!!!
Avevo giusto incominciato a pensare a una sedia con le palle e già le palle stavano andando di moda e tu mi stordisci con una chaise longue Imperiale che ha mille posizioni e che si aziona senza m e c c a n i s m i!!! (Imperiale di Zanotta, 1983)
Stavamo facendo dei ragionevolissimi lampadari in vetro di Murano con qualche dettaglio un po’ colorato che a parte qualche difficoltà di montaggio e un prezzo inaccessibile, facevano rimanere tutti a bocca aperta per lo spavento e tu ci presenti niente di meno che una lampada fatta da un disco di plastica, tre fili e un lampadina che non a b b a g l i a!!! che non costa nulla!!! Che si può montare senza specialisti del settore!!! (e proiettavo la Frisbi di Flos, 1978)
Abbiamo fatto nasce quel movimento di disgregatori di forme che era la Memphis nel 1980 e tu ti sei permesso di fare i padiglioni della Rai dal 1956!!! Con forme e colori da scoppiati stile anni ’80 con voglia di decostruttivismo!!!!
Ma, maa, maaah!!! Ma ti rendi conto che ci hai fatto tutto almeno con venti o trenta anni di anticipo??? Ma dove lo metti il tempo tu? E’ solo qualche anno che sappiano parlare di mobili minimalisti e tu ci fai vedere quella stanza del 1957 con già una poltrona a cubo e una libreria con quattro scaffali, un filo di ferro e un unico, u n s o l o chiodo per fissarla al muro!!!
E mi disegni nel 1951, proprio per sfida perché è l’anno in cui sono nato, una lampada a tubino fatta semplicemente con un tubo piegato!! Ed è bellissima!!!
Stavamo tutti cercando dei meccanismi tecnici e funzionali per far regolare le lampade e avevamo giusto scomodato le tecnologie meccaniche più avanzate e tu ci ricordi che nel 1971 avevi fatto una certa lampada “Parentesi†che andava su e giù per un filo senza bisogno di alcun ingranaggio!!! E… e … e questa lampada è ancora in produzione e la comprano ancora in tanti e soprattutto ragazzi, giovani, studenti!! E tu con i tuoi prodotti mi attraversi le generazioni così? Come se niente fosse?
L’ecologia, il riuso, i mobili ready-made sono roba di adesso, incominciate alla fine degli anni ’80 ma in uso solo dagli anni ’90 e io ho fatto dei vasi con le bottiglie nel 1995 e tu mi vai a fare una stanza come sempre quelle del 1957 che contiene una sedia con il sedile del trattore, uno sgabello con la sella della bicicletta, un paravento con i cartoni alveolari per i pannelli tamburati!!!
Ma è mai possibile!!! Q u a r a n t a a n n i p r i m a!!!!
V o r v i e r z i g J a h r e n !
E noi ci illudiamo di parlare di produzione di massa dopo qualche centinaia di prodotti in produzione e tu hai fatto l’interruttore più venduto degli anni ’70, ’80 e ’90 e che ancora non sembra soffrire dei 30 e più anni dal primo modello? (a questo punto mostravo il gilet che avevo sotto la giacca ed era ricoperto di interruttori)
E questo pulisci barattolo della maionese? Ma lo sai che c’è gente che non può più fare senza? Che non è più possibile mangiare dal barattolo con posate tradizionali? Che hai diffuso la paranoia del lecca-barattolo! Che è raddoppiato il consumo di Nutella!!!
Ma caro mio, io il tuo segreto lo ho scoperto perché lavorando insieme ti guardavo di nascosto e vedevo come facevi, ci ho messo un po’ perché non era semplice e tutto sembrava normale! Ma mi sono insospettito quante per tutte le 5 o 6 volte che ci incontravamo per il progetto del San Girolamo no abbiamo mai disegnato niente ma solo ragionato, parlato di idee, scherzato, preso per il culo un po’ di gente… eeehh!! Proprio lì ho capito che quando disegni tu disegno con l a t e s t a……….. e con il cuore!!
Incredibile!
Unglaublich!
(A questo punto aprivo anche il gilet e davo ad Achille un fiore che avevo vicino al cuore … E ‘Il Cicci’ si è messo a piangere)â€.
Dopo questa intensa, divertente e davvero commovente ode, De Lucchi inizia a pescare cucchiai dalla scatola… “Sapete come si chiamano le parti dei cucchiai? Il catino, l’asta, il picciolo… Lo sapevate? Ne tira fuori di legno, di plastica, da sciroppo per bambini (con questo gli dai lo sciroppo, dall’altra parte glielo metti sulla lingua per guardargli la gola). Poi c’è il San Marco, il pezzo di argenteria più famoso e più prodotto. E’ molto importante tastare il cucchiaio nel catino… ed è importante l’attacco del picciolo sul catinoâ€. E poi un altro indovinello: “E questo è l’unico cucchiaio di design: chi lo riconosce?†Sembra quasi una scena preparata, perché in prima fila James Irvine interviene: “E’ di Matteo Thunâ€â€¦
E la carrellata continua con un bellissimo cucchiaio di lacca giapponese nero con catino rosso: “E’ importante la forma in sezione, bisogna sentire se è morbido dentro… il cucchiaio è un oggetto molto sensualeâ€. La serie di cucchiai non poteva che finire proprio con il cucchiaio disegnato da Castiglioni per pulire bene le pareti del vasetto di marmellata (o maionese, rimesso qualche anno fa in produzione da Alessi): “Il Cicci – dice De Lucchi – ha pensato: se facessimo un lato piatto? E poi ha disegnato anche le Dry†estraendone tutte e cinque le dimensioni, il più piccolo, piccolissimo, è per il caffè “Il Cicci lo faceva vedere stretto fra pollice, indice e medio per mostrare come girare lo zucchero…â€
Ed è la volta della collezione di martelli: quello da fabbro “vecchio… i martelli sono belli quando sono consumati… ma tutti gli oggetti sono belli quando sono consumati…†dice con qualche pausa fra un oggetto e l’altro, come per creare un po’ di suspance non senza ammiccamenti e piccoli scoppi di risa, poi quello da calzolaio, quello di legno per le bistecche, uno “molto normale†da carpentiere; curioso quello per togliere le incrostazioni dalle batterie o per bocciardare la pietra… “un lavoro pesantissimo: avete mai bocciardato?â€. E infine uno strano martello asimmetrico di cui nessuno (nemmeno Irvine!) indovina la funzione, che è quella di lastricare le strade di sampietrini. “Bellissimo†conclude De Lucchi che subito ricomincia ad armeggiare sotto il tavolo per estrarre dalle tasche dei pezzi che piano piano, nel silenzio curioso della sala, inizia a montare per arrivare a comporre un candelabro. Si spengono le luci, accende la candela…
“Shhh… buonanotteâ€.
Applausi…
“Ecco – dice De Lucchi – ho riportato un po’ di Cicci Castiglioni (si scorge un po’ di emozione). Ho ancora un po’ di whisky in studio – continua – perché quando veniva a lavorare la sera ne chiedeva sempre e non l’avevamo mai. Ed è ancora lìâ€.
Poi si riprende dal malinconico ricordo: “Volevo dirvi una cosa: questa storia di catino, asta, picciolo, me la sono inventataâ€.
Giovedì prossimo 23 novembre appuntamento alla Design Library alle ore 21 con Piero Lissoni.
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