Si sono raccontati - per voce di Ico Migliore, istrionico, veloce, comunicativo - Migliore e Servetto ieri sera alla Design Library, inaugurando il primo incontro della serie “Alla Castiglioni”. Un pubblico numeroso, composto per la maggioranza da “under 30” ha assistito senza cali di attenzione a un appassionato, e a tratti concitato, racconto dell’esperienza vissuta accanto ad Achille Castiglioni, degli insegnamenti che ne sono derivati nel corso della carriera professionale, allontanatasi dal design dell’oggetto per approdare a quella degli allestimenti e degli interior.
“Alla Castiglioni” significa innanzi tutto parlare delle cose, abituarsi ad analizzarle per meglio capirle e arrivare a progettare meglio. Castiglioni aveva un modo istrionico di comunicare il suo amore per gli oggetti e per farlo usava una gestualità che coinvolgeva il suo pubblico. Ico Migliore ha iniziato il suo racconto mostrando il filmato di una conferenza tenuta dal maestro ad Aspen nel 1989 su alcuni dei suoi progetti realizzati per Flos. Comunicativo e mimico al punto da non aver bisogno della traduzione (che per altro era condotta molto bene da una giovane Paola Antonelli) e da strappare continuamente applausi e risate al pubblico. Unico il suo modo di spiegare i propri progetti che prendeva in mano, rigirava, smontava, toccava per farne capire le dinamiche e i funzionamenti, per poi arrivare il più delle volte a mostrare qualche oggetto di design anonimo, a basso costo, fondamentale. In occasione di quella conferenza infatti, dopo aver descritto la sua Arco, la sua Ipotenusa, la sua Gibigiana per Flos, arriva al dettaglio interruttore: un suono bellissimo! E lì Migliore aggiunge che Castiglioni amava dire che uno dei propri progetti che amava di più era proprio quello dell’interruttore (infatti progettò il Rompitratta).
Si tratta in sostanza – spiega Migliore – di ciò che Castiglioni chiamava “la componente principale della progettazione”, un concetto che Migliore stesso ammette di aver compreso solo dopo qualche anno.
“Come un bambino senza preconcetti” Castiglioni analizzava qualunque oggetto per poi riprogettarlo là dove ne riconosceva la qualità .
Sul tavolo dei relatori si trovavano delle grandi scatole – e così sarà per ogni incontro “Alla Castiglioni” – dalle quali Migliore ha poi iniziato a estrarre oggetti proprio come il maestro: dalla bottiglia per la gazzosa regalatagli da lui e che alle sue lezioni additava come esemplare di design anonimo, antesignano della bottiglia di Coca Cola, alla grande maniglia di cuoio indicata come il modello di borsa ideale (avvolge gli oggetti delle dimensioni più varie per renderli trasportabili). Ma attenzione, spiega Migliore, era sì dotato di grande ironia, ma molto serio nelle sue analisi perché davvero sapeva andare dal piccolo al grande.
Dall’insegnamento di Castiglioni, spiegano Migliore e Servetto, hanno scoperto l’interesse più per l’interazione degli oggetti nello spazio che la creazione degli oggetti stessi. Ed ecco allora spuntare dalla scatola quelli legati al gioco, come la girandola legata al movimento ma anche ai cromatismi in continuo cambiamento, oppure a quelle piccole marionette che si muovono schiacciando da sotto la loro base (“fanno pensare ai tiranti… e allora alle strutture di Renzo Piano!”) e il legame con il lavoro di Castiglioni è proprio quello di partire da questi oggetti per poterne raccontare altri… Cercare di concentrarsi su un’idea senza caricarla di fronzoli per raggiungere il focus di ciò che si vuole raggiungere. Ci ammonisce Ico Migliore: “non si tratta di minimalismo, ma di non sovraccaricare di messaggi per osservare la contaminazione degli oggetti e di come dialogano fra di loro”.
E in questo Migliore dichiara il suo amore per il Giappone e per il modo di realizzare oggetti piccoli, anonimi, ricchi di perfezione, di qualità , grafica, segno, colore, come quelli che si possono trovare da Tokyo Hands “un negozio nel quale entri un giorno e vorresti uscire la settimana dopo”. Sono oggetti che ti fanno pensare a come semplificare i tuoi progetti e sono spesso molto poveri – Castiglioni usava spesso materiali poveri – ma importanti punti di partenza per il progetto.
“Perché ciò che ci interessa di più è come gli oggetti e i segni dialogano fra loro”.
L’intenso racconto di Migliore continua con l’illustrazione di alcuni dei loro allestimenti – da quello per i 40 anni di De Padova (luogo modificabile con cui interagire e raccontare storie diverse) a quello per Krizia in Giappone dove come filo conduttore si ritrova il “design della comunicazione all’interno del luogo” e dove “L’idea forte del progetto” una volta è la luce, un’altra l’oggetto che può avere forme diverse (l’importante è che dialoghino), un’altra ancora il movimento.
A conclusione della serata, l’intervento di Carlo Forcolini che ricorda la personalità e l’importanza degli altri due fratelli Castiglioni: Livio e Piergiacomo. “La lezione che si ricava da questa serata – ha detto Forcolini – è l’invenzione. Trovare nel mondo i materiali della nostra invenzione. In sintesi, il design è un esperienza di vita, un voto di tipo esistenziale, più che un lavoro”.
Prossimo appuntamento alla Design Library Giovedì 16 novembre ore 21.00 con Michele De Lucchi.
I giovedì della Library si svolgono con il contributo di Olivetti e con il patrocinio di ADI.
Link correlati: I giovedì del design in Design Library
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