Agricoltura idroponica: scopriamo il significato della coltivazione fuori suolo

idroponica

Nel corso degli ultimi tempi si sente spesso parlare di agricoltura idroponica: in poche parole, si tratta di una tecnica di coltivazione delle piante che avviene fuori dal suolo, ovvero senza la componente della terra e per mezzo dell’acqua. Proprio in quest’ultima vengono inserite, e poi sciolte ovviamente, tutti quegli elementi nutritivi di cui la pianta ha bisogno per svilupparsi in modo corretto e in salute.

In poche parole, la coltivazione idroponica è quella che avviene in acqua. Basta dare uno sguardo all’etimologia di questa parola per capire qualcosa in più sul suo significato. Ad esempio, la parola “hidro” deriva dal greco e vuol dire proprio acqua, mentre la parola “ponos” significa lavoro.

Agricoltura idroponica, come crescono le piante?

Ed ecco spiegato, in men che non si dica, in cosa consiste questa tecnica, che fa dell’acqua il suo strumento principale per garantire una crescita adeguata delle piante. Importante mettere in evidenza come tale tipologia di coltivazione si possa sfruttare non solamente per le piante decorative che quelle che rientrano nell’ambito ortofrutticolo.

Le coltivazioni idroponiche, in realtà, sono nate tantissimo tempo fa, visto che è tutto merito degli antichi Assiri Babilonesi che iniziarono a puntare su questo tipo di coltivazione, che si può sfruttare in tutti quei luoghi in cui ci siano fiumi e bacini d’acqua, ovviamente con una rielaborazione avanzata e moderna.

In che modo funziona la coltivazione idroponica? Nella coltivazione idroponica, come si può facilmente intuire, vengono sfruttate delle tecniche diverse, in cui non è previsto l’utilizzo del terreno, ma in cui ci si serve comunque di un substrato e soprattutto dell’azione dell’acqua e di tutti i vari elementi nutritivi di cui viene integrata.

Quando si parla di questo tipo di agricoltura, è molto importante mettere fin da subito in evidenza come si debba parlare di due grandi categorie. La prima è quella che va proprio a sfruttare il substrato, con una combinazione di sabbia, argilla espansa, perlite e altre sostanza. Il substrato che viene utilizzato, quindi, viene reso umido e poi irrigato con questo tipo di miscele a base di acqua.

La seconda categoria è invece rappresentata dalla coltivazione idronoponica senza substrato, in cui le radici delle piante vengono poste direttamente all’interno del flusso di acqua, arricchita sempre con delle specifiche sostanze nutritive.

È chiaro come la gran parte delle piante fa una notevole fatica ad adeguarsi a tutti questi ambiente in cui c’è una concentrazione di ossigeno davvero bassa. Tutto questo anche se determinate piante, come ad esempio quella del riso oppure i gigli d’acqua o, ancora, le piante carnivore sono in grado di adeguarsi anche in tutti quegli ambienti in cui c’è poco ossigeno.

I migliori consigli da seguire

Uno dei consigli migliori da poter seguire per riuscire a ottenere dei buoni risultati con questo tipo di agricoltura è sicuramente quello di monitorare in modo costante una serie di valori fondamentali sia per lo sviluppo delle piante, ma soprattutto per la loro buona salute. Quindi, il monitoraggio di temperatura, livello di umidità e di CO2, le ore in cui le piante vengono esposte alla luce e quanto è intensa l’illuminazione, sono fattori che possono fare una grande differenza.

Non solo, dal momento che ci sono anche altri elementi che entrano in ballo, come ad esempio la ventilazione dell’ambiente in cui vengono coltivate le piante, la presenza o meno di patologie. È anche vero, però, che nelle piante che vengono coltivate tramite queste tecniche, le malattie che sono correlate all’attività dei parassiti si diffondono molto meno rapidamente. Uno dei più importanti vantaggi di questo tipo di agricoltura è certamente quello di garantire la possibilità di coltivare dappertutto.

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